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Idee, analisi e suggestioni di conflitto
22 giugno 2010
Del conseguimento della maggiore età
Cittadini e cittadine, da oggi chiude il Settore Demokratico, nonostante gli accessi di tutto rispetto per un blog personale, e apre il fastidiosamente pretenzioso alessandrosquizzato.wordpress.com.

La funzione è la stessa, ma resa in modo un po' meno disordinato e - non assicuro niente - un po' più puntuale.

alessandrosquizzato.wordpress.com






permalink | inviato da a.squizzato il 22/6/2010 alle 13:39 | Versione per la stampa
POLITICA
16 giugno 2010
Pomigliano. Giusto dire NO, a forza di ricatti ci stanno derubando
La FIOM dice no. Due lettere pesanti come macigni ma una decisione giusta.
Perché la verità è che quello portato avanti da Marchionne non è una proposta ma un vero e proprio ricatto, nei contenuti e persino (ormai non si pretende più nemmeno il pudore) nei toni.
L’abbiamo sentito, nei TG di qualche giorno fa, sibilare “O così o ce ne andiamo all’estero”, liquidando una CGIL lasciata sola da CISL e UIL che avevano già accettato tutto il pacchetto.
Perché è un ricatto e non un accordo?
Perché non propone una strategia di sviluppo, un piano di investimenti ma mira semplicemente a livellare le condizioni di lavoro verso i paesi in cui è così conveniente delocalizzare.
In questi giorni i soliti liberisti dai denti a sciabola e dal volto umano come il senatore PD Ichino, si sforzano di convincerci che il problema è la “modernità” del sistema, che dobbiamo essere appetibili per l’investitore estero (certo…come il Messico per General Motors), che la conflittualità sindacale affossa il paese.
La realtà è che ci stanno mettendo davanti ad una scelta che avrebbe fatto urlare alla nazionalizzazione forzata governi insospettabili di socialismo: o gli italiani si avvicinano di più alle condizioni di lavoro (e di vita) della Polonia, della Romania e simili, o il “brillante” Marchionne con la sua “prestigiosa” azienda che ha succhiato allo Stato negli anni miliardi di euro, vanno direttamente lì. In barba a qualsiasi responsabilità d’impresa e al vero e proprio debito maturato nei nostri confronti.
E di fronte a questo scandalo, che rischia di essere un punto di non ritorno per la distruzione dei diritti dei lavoratori nel nostro paese, Tremonti tocca la commedia dell’assurdo parlando di “impresa sociale”.
È evidente che un governo che appoggia questo modo piratesco di fare impresa non è una parte con cui è possibile ragionare e le cose vanno ancora peggio con il Partito Democratico che sostiene prima strumentalmente il “referendum” (idea oltretutto contrastata dalla FIOM perché letteralmente “sarebbe come fare le elezioni politiche ma permettendo di votare solo a Napoli”) poi appoggia apertamente il SI all’accordo.
Nello specifico il PD (così come CISL e UIL) stanno dicendo sì a diverse deroghe al contratto nazionale riguardo alle ore di lavoro e ai provvedimenti disciplinari che arrivano fino all’abolizione del diritto di sciopero, contro la Costituzione e ogni legge e statuto a tutela dei lavoratori.
Uno strappo che temevamo fin dagli attacchi di Sacconi allo Statuto dei Lavoratori e che non si esaurisce certo a Pomigliano.
È storia già vista infatti quella delle deroghe inventate in momenti di eccezionalità che aprono la breccia alla cancellazione dei diritti acquisiti, persino quelli ritenuti più sacri e inviolabili.
Sono solo chicchiere – e lo sa – quelle di Bersani quando dice “Si all’accordo ma resti caso straordinario”, perché è automatico che se si decide che il contratto nazionale e le leggi si possono violare in caso di eccezionalità (che è gioco forza uno stato arbitrario) per Pomigliano lo si potrà fare in ogni altra occasione.
Con la peggiore imprenditoria al Governo del paese, CISL e UIL programmaticamente prone, la Confindustria sulla cresta dell’onda e la CGIL isolata secondo lui quale sarà il futuro più probabile?
Non sono passati molti mesi da quando per le strade urlavamo “Noi la crisi non la paghiamo” e puntualmente tutto il conto è sulle nostre spalle, in modo forse anche più truffaldino che in Grecia, dato che ci verrà scaricato per mezzo di strappi padronali e erosione di diritti e nemmeno per legge dello Stato.
Per questo dire di NO all’accordo su Pomigliano è un dovere. Una scelta dolorosa, rischiosa, che comporta sacrifici come tutte le scelte vere, ma dovuta. Pomigliano è una barricata in cui si misurerà la resistenza alla distruzione dei nostri diritti, che con la crisi ha colpito anche i lavoratori anziani ma che riguarderà in modo massiccio in proporzioni ancora inimmaginabili noi giovani.
Pomigliano è una barricata ma sarà una lotta che se lasciata sola servirà a poco.
È questo il momento per gli statali, i ricercatori, gli studenti, i lavoratori di far sentire la loro voce contro una deriva che non è più sostenibile, a partire dallo sciopero generale del 25 giugno.

Alessandro Squizzato
responsabile nazionale Lavoro FGCI
www.fgci.it
POLITICA
3 giugno 2010
Grassi: lavoro per noi sia come federalismo per Lega

Riporto di seguito una nota di Claudio Grassi che condivido particolarmente e che incoraggia nella nostra collaborazione con il PRC verso un unico partito e un unico fronte di della sinistra e del lavoro.
Bene così, andiamo avanti.


Grassi: lavoro per noi sia come federalismo per Lega

(AGI) - Roma, 1 giu. - "Cosi' come la Lega ha il federalismo, anche noi dobbiamo avere la nostra proposta forte e mobilitante e penso che debba essere legata al lavoro". Lo dice Claudio Grassi, numero due di Rifondazione comunista, che aggiunge: "La manovra e' la dimostrazione" di un paradosso, "chi ha sorretto l'economia, lavorando e pagando le tasse, viene colpito; chi si e' arricchito, ha evaso il fisco, ha portato i capitali all'estero non viene toccato. Ci vuole una grande campagna per dimostrare dove e' finita la ricchezza e dove e come si potrebbero reperire risorse". Grassi evidenzia poi due punti: da un lato la necessita' di unita' dei comunisti e dall'altro lato di unita' della sinistra, Su quest' ultimo punto occorre prende atto di una situazione: a sinistra del Pd e dell'Idv, nonostante gli errori compiuti e la drammatica frammentazione, vi e' una forza sociale ed elettorale ancora consistente, che vale piu' dell'Udc e tanto quanto l'Idv. Unita' a sinistra diceva il Pci quando aveva il 34%, figuriamoci se non dobbiamo dirlo noi con il 2,7%" e questo non significa "ne' la costruzione di un nuovo partito" o di un nuovo Arcobaleno, "ne' rinunciare alle proprie identita' e ai propri progetti politici", ma se "dobbiamo sconfiggere tutti i tentativi di omologazione, dobbiamo, con la stessa determinazione, sconfiggere il devastante settarismo che puo' portarci all'autodistruzione". In parallelo, deve procedere l'unita' dei comunisti, a partire da Rifondazione e dal Pdci, che hanno dato vita alla Federazione della sinistra. Il congresso della Federazione, auspica Grassi, deve diventare "non solo un momento di discussione interna, ma anche un grande appuntamento che, rivolgendosi alla diaspora comunista e della sinistra di alternativa mandi un messaggio di unita' e di ricomposizione.
  Penso - conclude Grassi - che i comunisti si rafforzino e possano trovare le forme della ricomposizione, lavorando fianco a fianco nella Federazione e possano riconquistare un consenso ricostruendo una presenza sui territori, parlando con un linguaggio semplice e di classe, sviluppando campagne nazionali che mettano in luce le terribili ingiustizie di questo sistema". (AGI) .

POLITICA
1 giugno 2010
Giovani e lavoro: fermiamo il saccheggio ai danni della nostra generazione!



I nuovi dati Istat sull’occupazione sono l’ennesimo campanello d’allarme per la sorte della nostra generazione.

La disoccupazione complessiva in Italia in aprile si è attestata all’ 8,9%, con un +0,4% rispetto a fine 2009 e un +0,1% rispetto a marzo 2010.

Il dato quindi è ancora in trend di crescita e parla di un paese che è ben lontano dall’uscita o dalla “fase calante” della crisi. Come avevamo detto più volte, controcorrente rispetto alla messa cantata dei media ufficiali che predicavano ottimismo, la crisi deve ancora far vedere i suoi effetti più catastrofici.

La disoccupazione giovanile è al 30%, un dato mostruoso: inizia a crearsi una nuova categoria generazionale di dimensioni rilevanti, quella dei “giovani morti”, disoccupati a carico delle famiglie che non hanno più ambizioni o vie d’uscita per rendersi indipendenti.

A tutto ciò cosa risponde il governo?

Risuonano ancora le parole di Sacconi, quando ha suggerito (bontà sua) ai giovani italiani di accettare qualsiasi lavoro veniva loro offerto, non pretendendo più di ricevere impieghi o salari commisurati alle loro passioni e titoli di studio.

Una affermazione solo debolmente ammantata della retorica del “sii umile e datti da fare” che in realtà sottende la più becera della visioni padronali: “La classe dirigente è al completo e non si tocca, tutti gli altri si preparino ad essere rotelle della macchina senza pretese e aspettative.”

Da anni la classe dirigente liberale e liberista italiana non ha la più pallida idea di come investire sullo sviluppo e scommette sull’abbassamento del costo del lavoro per reggere la concorrenza di paesi più “economici” come l’est Europa o la Cina.

Oltre a non funzionare, è facile capire che con questa visione la direzione che prende il benessere sociale non è in avanti ma all’indietro, con l’abbassamento medio dei salari, la precarizzazione dei posti di lavoro, l’aumento della disoccupazione e – cosa che vediamo chiaramente già da tempo – il blocco di qualsiasi ascensore sociale.

La nostra generazione è la prima della storia della nostra Repubblica che starà sicuramente peggio di quella precedente.

Tutto ciò è inaccettabile tanto più che nel clima di disorientamento e passività generale noi giovani del 2000, con la scusa della tenuta del sistema, stiamo subendo una ruberia di diritti sociali, retribuzione e garanzie per il futuro senza precedenti.

Va da sé che se il "sistema" per reggere deve dissanguarci, non è un sistema che ci rappresenta, che ci è utile, che vogliamo.

Occorre per prima cosa un investimento serio su istruzione e ricerca per riportare il sistema produttivo in Italia sul mercato della qualità e non della quantità; bloccare la proliferazione dei contratti precari che stanno impedendo a milioni di giovani di progettare il proprio futuro oltre che frantumare qualsiasi identità di lavoro.

Adattare il welfare alle necessità del presente: oggi noi precari di norma non possiamo accedere ad un mutuo, non possiamo prevedere spese a lungo termine, costruire una famiglia. Siamo carne da macello ad ogni oscillazione del mercato, privi di cassa integrazione e invisibili alle statistiche dei licenziamenti.

Per far fronte a tutto ciò serve un cambio di rotta radicale, una alternativa di sistema, che miri alla qualità della vita e alla giustizia sociale, per rilanciare il progresso di questo martoriato e stagnante paese ma anche per fermare il saccheggio che una classe politica e imprenditoriale vecchia, corporativa e irresponsabile sta perpetuando a nostre spese.

È ora di smettere di farci mungere in silenzio, serve una piattaforma di rivendicazioni chiara e precisa su cui ricostruire una battaglia di vertenze. Su presto molto presto diremo la nostra con delle proposte ufficiali su welfare, salari, istruzione.

È in gioco il nostro futuro e non intendiamo tirarci indietro.

 

Alessandro Squizzato

Resp. naz. Lavoro FGCI


info e dibattito:

- Giovani e senza lavoro: ecco gli «invisibili» della crisi (L'Unità online)

- Istat, disoccupazione record. Quasi il 30% dei giovani è senza lavoro (Repubblica.it)

- Caro presidente, la nostra Costituzione dice che i sacrifici li deve fare qualcun altro (controlacrisi.org)
CULTURA
17 maggio 2010
Ronnie James Dio è morto
Chi fa parte di quella piccola ma visceralmente legata comunità degli appassionati del metal lo sa già, e sa già cosa c'è da dire o commentare.
Nella giornata di ieri il cancro ha dato il colpo di grazia a Ronnie James Dio.
La musica che ha creato lo terrà vivo, su questo non c'è il minimo dubbio.
Dagli Elf ai Rainbow all'esperienza di sicuro più famosa con i Black Sabbath, poi il suo gruppo personale, i Dio per finire con i tour con gli Heaven and Hell: ha sempre lasciato la sua impronta nell'heavy metal e nella storia della musica.
A modo suo come gran parte dei geni, mi ha sempre affascinato la sua capacità di prendersi sempre sul serio fino ad un certo punto...il tanto che basta.
E la coerenza, certo, si parla di heavy metal, sempre ferrea, dalla parte della libertà mentale, dell'autodeterminazione e della buona musica.


POLITICA
10 maggio 2010
La Grecia è vicina #2: La deputata Aleka Papariga sulle vittime e sugli scontri di Atene

Approfondimento sulla grecia (tratta da www.fgci.it), l'intervento al parlamento della segretaria generale del Comitato Centrale del KKE sulle vittime degli scontri ad Atene.


INTERVENTO DELLA SEGRETARIA GENERALE DELL CC DEL KKE ALEKA PAPARIGA, IN PARLAMENTO, SULLE VITTIME E SUGLI INCIDENTI DI ATENE

Io non ho tutte le informazioni necessarie che il caso richiederebbe, una delle ragioni è che oggi i media sono in sciopero.
Non voglio vi chiedo una risposta, poichè potreste non essere nelle condizioni di rispondere; non sappiamo qualE sia la verità.
Tuttavia, essendo io stessa testimone degli incidenti accaduti fuori dal parlamento, voglio dire quanto segue: i lavoratori, che sono oggetto di un attacco imprevisto, il peggiore dal 1974, sono in grado di distinguere la differenza che intercorre tra la sistematica lotta politica in difesa dei propri diritti, per la manifestazione della loro protesta, che è una lotta che può prendere forme diverse a seconda delle condizioni di partenza. Sanno distinguere nettamente la loro lotta da tutti i tentativi di indebolirla, da ogni provocazione che determina vittime innocenti e che fornisce l'opportunità di creare uno scenario di diffamazione delle lotte a coloro cui fa comodo,  fornendo loro la possibilità e gli argomenti necessari per farlo.
Diciamo che il popolo non solo non deve temere la provocazione, ma è fondamentale che adotti tutte le misure necessarie per salvaguardare le sue lotte, lotte che dovrebbero provenire principalmente dai luoghi di lavoro;  luoghi in cui si avverte il maggior disagio. L' inizio della battaglia dovrebbe essere nei luoghi di lavoro dove si dovrebbe trasformare poi in una lotta su scala nazionale.
E vorrei anche dire questo: basta con gli attacchi al popolo. Il popolo è stato reso colpevole della crisi, è stata resa colpevole di tutto.
Non possiamo permettere che il movimento organizzato e la  fiducia delle persone in esso siano oggetto di azioni che non sappiamo in base a quale meccanismo siano causati. La provocazione non passerà. Noi continueremo le nostre lotte.

LA RISPOSTA DI ALEKA PAPARIGA ALLA PROVOCAZIONE DI KARATZFERIS LEADER DEL PARTITO NAZIONALISTA LAOS.

La nostra esasperazione è giustificata.  Non siamo iscritti in nessun libro paga. In più non nascondiamo le nostre intenzioni.
Crediamo in quello che diciamo, lo diciamo apertamente. Non stiamo scherzando.
Chiamo come testimoni tutti i giornalisti che erano lì, fuori dal Parlamento, quando i dimostranti del PAME sono arrivati.
Vi erano membri della organizzazione di estrema destra, provocatori che dal 1994 aveva dato alle fiamme la Polytecheion e c'era anche un gruppo che ha detto di "bruciare il Parlamento", ci siamo andati, li abbiamo disarmati, abbiamo preso le bandiere di PAME che avevano. li abbiamo denunciati, abbiamo salvaguardato la nostra manifestazione e fino a quando siamo stati lì non è successo niente, neanche il minimo incidente. Forse quelli che erano al di fuori del Parlamento, non so se questi avessero stretti legami, permanenti o temporanei con Karatzaferis, ma onestamente Karatzaferis sta assumendo il ruolo di agente provocatore controllato dal governo centrale, per imporre le misure che hanno intenzione di mettere in atto.
Le persone hanno il diritto, tramite una lotta politica di massa, di creare le condizioni per la revisione  o anche per il cambiamento radicale della Costituzione.
Non sta il Parlamento in tutti questi anni, cambiando e aggiornando la Costituzione?
Una Costituzione per la quale  noi abbiamo votato contro, diciamo alla gente che è una cattiva Costituzione e facciamo appello al popolo per creare le condizioni per la sua modifica.
Ma una cosa è dire chiaramente e onestamente che questa Costituzione è anti- classe operaia e anti-popolare, un' altra è essere un agente provocatore professionista e nient'affatto emotivo.

POLITICA
9 maggio 2010
Italia: crisi finita o la Grecia è vicina?
Le strade della Grecia sono occupate dalla rabbia dei cittadini, per lo più lavoratori dipendenti, che non accettano le misure durissime imposte dal governo socialdemocratico su ordine dell’Unione Europea per evitare la bancarotta del paese, in seguito alla crisi economica e finanziaria mondiale.
Congelamento degli stipendi, drastica riduzione delle pensioni, abolizione delle tredicesime e quattordicesime non solo nel settore pubblico, aumento dell’Iva dal 21 al 23%, soppressione dei contratti collettivi nazionali di lavoro, licenziamenti di massa nel settore pubblico e nelle amministrazioni locali: tutte misure imposte da Europa e governo greco su lavoratori e comuni cittadini per far fronte ad un problema originato da finanza, grandi potentati economici e – al limite – classi politiche incapaci.
L’origine infatti è sempre la crisi economica mondiale, legata alla crisi da sovraproduzione, sotto il cui peso ora diversi stati stanno rischiando la bancarotta (per una spiegazione organica delle dinamiche in causa, abbastanza complesse, rimando a questo interessante articolo dell’economista Domenico Moro http://www.resistenze.org/sito/os/ec/osecad30-006808.htm).
Ma si tratta di un problema unicamente greco? In Grecia non la vedono così: lo striscione esposto dall’acropoli di Atene occupata dai manifestanti e che ha fatto il giro del mondo recitava “Peoples of Europe, rise up” (Popoli d’Europa, sollevatevi), e in effetti il problema è europeo e l’Italia non ne è affatto esente. La dinamica “il mercato fa i debiti – i lavoratori li pagano”, è stata la norma per tutti dalla fine del 2008 ed esiti estremi come quelli greci rischiano di arrivare anche per altri.
Il rischio di “contagio” della crisi greca è già stato denunciato da agenzie internazionali, chiamando in causa per primo il Portogallo ma il problema è più ampio.
In Italia una cortina fumogena mediatica sta censurando il dibattito, la voce del buon patriota nazionale impone di dire che va tutto bene, che il nostro sistema bancario non rischia, che abbiamo le palle.
La realtà però è un’altra e si basa sulle cifre. La disoccupazione nel 2009 è arrivata all’8,6%, secondo Repubblica il più alto del decennio. Ma questo dato per l’Italia è da integrare, perché non comprende l’istituto della cassa integrazione ordinaria e straordinaria; l’osservatorio sulla Cig della CGIL ha rilevato che dall’ottobre 2008 al dicembre 2009 sono state autorizzate nel nostro paese oltre 600 milioni di ore di cassa integrazione e più di 370 milioni di ore di cassa integrazione straordinaria, per un totale che supera il miliardo di ore complessive.
Ma era il 2009. Beh nei tre primi mesi 2010, dati Inps, la cassa integrazione straordinaria è cresciuta del 358% rispetto agli stessi mesi del 2009. Complessivamente nel primo quadrimestre del 2010 la cassa integrazione è aumentata del 52,9%.
Basta? No, c’è un ulteriore scalino: quello delle moltissime aziende che hanno evitato di dichiarare crisi portando al proprio interno pezzi di ciclo produttivo e ricorrendo ai prepensionamenti. Comunque le si voglia chiamare sono misure di crisi, che ricadono sui terzisti e sulle “cooperative”, ovvero su lavoratori spesso ancora più sfruttati e malpagati.
Basta? No, c’è un ulteriore, enorme, scalino: quello dei contratti a termine lasciati scadere gettando nel nulla centinaia di migliaia di precari senza nemmeno l’accesso agli ammortizzatori sociali, che a lungo termine si traduce in una generale diminuzione delle opportunità di lavoro.
Aggiungiamo ancora una caratteristica, un tempo più studiata e oggi taciuta con spirito omertoso, dell’imprenditoria italiana: l’alta quantità di straccioni e farabutti proprietari d’impresa che nel totale disinteresse del “sistema paese” e del “rischio d’impresa” (due belle – si fa per dire – invenzioni verbali) sfruttano l’occasione per vendere, cambiare settore, delocalizzare, ridurre i dipendenti tutto a proprio maggior tornaconto; e a partire dal caso Eutelia ne abbiamo conosciuti molti di esempi del genere.
In questa situazione hai voglia ad aggrapparti alle palle del sistema bancario nazionale, il costo della crisi lo stiamo già pagando duramente e alcune “spie” fanno presagire male per il futuro. Cosa dovrebbero dire ad esempio le migliaia di lavoratori FIAT travolti dal piano di Marchionne?
Non è per spirito ribellistico quindi che prendiamo le immagini delle manifestazioni di Atene come un esempio, non è per iconofilia che richiamiamo lo striscione “Peoples of Europe, rise up” calato dall’Acropoli, ma consapevoli che oltre le mura del regime da bagaglino che imprigiona l’informazione e il dibattito pubblico italiano qualcosa di grosso si sta muovendo. Chi sta compiendo le scelte economiche nazionali sulle nostre teste lo sa bene, mentre i lavoratori italiani sono tagliati fuori dal dibattito.
È per questo che urliamo la necessità di un aumento del livello del conflitto e delle rivendicazioni sul lavoro, a partire da uno sciopero generale, per un piano economico nazionale che non faccia pagare la crisi di banche, finanza e poteri industriali a noi lavoratori, ma anche a noi famiglie, a noi studenti e ricercatori a cui tagliano scuola e università, a noi precari usati come carne da macello.
I compagni greci stanno provando a dare il "La", con una lungimiranza stimabile, lanciando un appello a livello europeo. Questo appello va accolto anche da noi, perché solo così potremo far emergere e contrastare quanto sta capitando a noi, ai nostri posti di lavoro e ai nostri salari prima che sia troppo tardi.

Alessandro Squizzato
POLITICA
9 maggio 2010
Ascanio Celestini riassume il quadro politico italiano. Perfetto.



POLITICA
20 aprile 2010
Appello a tutte la forze democratiche ed alle istituzioni accademiche

Pubblichiamo l'appello promosso da tutte le organizzazioni giovanili democratiche che chiede la non ammissione del Blocco studentesco (studenti di casa Pound) alla competizione elettorale universitaria. E' evidente che quest'appello non esaurisce né riassume la nostra militanza antifascista, che si realizza ogni giorno scuola per scuola, università per università, quartiere per quartiere. Tuttavia segnalo come un fatto estremamente positivo che la pressoché totalità delle forze politiche e studentesche democratiche abbiano deciso di chiedere l'esclusione del Blocco studentesco. Dovrebbe essere un fatto scontato, ma in quest'Italia purtroppo non lo è.

Flavio Arzarello


Appello a tutte la forze democratiche ed alle istituzioni accademiche

"Il fascismo per me non può essere considerato una fede politica...
il fascismo è l'antitesi di tutte le fedi politiche, perché opprime le fedi altrui."
(Sandro Pertini)

Esiste una grave emergenza democratica nelle università italiane, ovvero il tentativo di insediamento e acquisizione di legittimità politica da parte di gruppi che a diverso titolo si richiamano all’esperienza storica dei fascismi.
Il rispetto dei valori costituzionali impone quindi ad istituzioni, partiti e sindacati una severa vigilanza democratica in occasione della prossima consultazione elettorale degli studenti universitari italiani al fine di scongiurare la mortificazione e l’umiliazione dei valori civici della nostra comunità nazionale.
La pregiudiziale costituzionale antifascista, in ossequio alle leggi dello Stato n.645/1952 e n.205/1993, non può e non deve essere aggirata da quelle organizzazioni politiche che si propongono “di sviluppare in maniera organica un progetto ed una struttura politica nuova, che proietti nel futuro il patrimonio ideale ed umano che il Fascismo italiano ha costruito con immenso sacrificio". (Associazione di promozione sociale Casa Pound Italia).

Il progressivo instaurarsi di un clima di violenza e intolleranza negli Atenei italiani va scongiurato isolando quelle componenti “politiche” che si ispirano ad una precisa strategia di insediamento attraverso l’uso e l'esaltazione della violenza quale strumento di lotta politica al fine di sviluppare forme di controllo della discussione politica tra gli studenti.
Non si può quindi banalizzare il discorso politico all’interno degli atenei italiani, attraverso la riduzione del confronto e della dialettica fra le parti alla dimensione dello scontro fisico per l’occupazione degli spazi, pena, specularmente, la legittimazione di fatto delle organizzazione universitarie che fanno esplicito uso di pratiche, elementi simbolici e discorsivi tratti dal corredo delle ideologie nazifasciste.
L’esponenziale aumento negli ultimi mesi di aggressioni e atti intimidatori di chiara matrice fascista all’interno degli atenei italiani, aventi ad oggetto oltre al corpo studentesco persino docenti e personale ATA, non può lasciare indifferenti le forze democratiche di questo Paese; il rischio di un pericoloso ritorno a tempi bui della nostra storia repubblicana va scongiurato attraverso una ferma e piena assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e delle forze politiche e sociali al fine di garantire il rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato.
Occorre peraltro respingere le tesi mistificatorie relative al presunto diritto di organizzazioni fasciste di compiere propaganda e apologia del fascismo. Si tratta, come noto, di un clamoroso strafalcione giuridico.
La libertà di manifestazione del pensiero infatti non va confusa con la propaganda e l’apologia del fascismo, costituente reato ai sensi dell’art. 4 della l. 645/1952 (c.d. “Legge Scelba”), e che sanziona chiunque “fa propaganda per la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità” di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure chiunque "pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”.
Ricordiamo ancora che la Legge Scelba, attuativa della XII° disposizione transitoria della Costituzione, individua quale reato penale l’apologia del fascismo, e che già la Corte Costituzionale si è più volte pronunciata (cfr. ss. n. 1/1957 e n. 74/1958) riconoscendo la piena conformità delle citate disposizioni di legge all’art. 21 della Costituzione, che tutela la libertà di manifestazione del pensiero.
E’ utile ricordare che la legge n. 205/1993 (c.d. “Legge Mancino”) oltre a prevedere la fattispecie penale della “Discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi” punisce anche, ai sensi dell’art. 2, “chiunque, in pubbliche riunioni compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi” richiamanti il fascismo.
Si notino in questo senso le attività della già citata associazione di promozione sociale “Casa Pound Italia”, della relativa organizzazione universitaria “Blocco Studentesco”.
Qualora qualcuno volesse negare che l’attività di Casa Pound Italia e del Blocco Studentesco sia riconducibile alla fattispecie della propaganda e dell’apologia del fascismo, ci limitiamo a ricordare che l’associazione Casa Pound Italia si propone dichiaratamente di “sviluppare in maniera organica un progetto ed una struttura politica nuova, che proietti nel futuro il patrimonio ideale ed umano che il Fascismo italiano ha costruito con immenso sacrificio”. (
http://www.casapound.org/cp_italia.html)
Non può infine passare inosservata la sostanziale identità del simbolo di Blocco Studentesco con quello della British Union Fascist. (cfr.
http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Britannica_dei_Fascisti).
Il richiamo all’esperienza mussoliniana nelle sue declinazioni più violente, lo squadrismo dei primi anni Venti e la Repubblica Sociale Italiana, sono già stati oggetto di diverse interrogazioni parlamentari (vedasi ad es. da ultimo le interrogazioni parlamentari presentate al Senato il 22/12/2009, e alla Camera il 4/2/2010).
In tal senso sentiamo peraltro il dovere di formulare un appello a tutti i rettori ed i presidi di facoltà di atenei in cui si svolgono elezioni per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca, nonché al Ministro dell’Istruzione Università & Ricerca, a non ammettere liste direttamente od indirettamente collegate a queste organizzazioni fasciste.
Riteniamo, infatti, che la presentazione di tali liste presenti gravi profili penali integrando la citata fattispecie di cui all’art. 4 della l. 645/1952. A ciò si aggiunga il fatto che offrire “cittadinanza” a simili organizzazioni di chiaro stampo fascista all’interno delle università ha determinato un incremento esponenziale delle attività criminose compiute da questi gruppi, che confidando nell’impunità, sono portati al compimento di ulteriori e sempre più gravi atti di rilevanza penale.
E’ necessario, sul punto, ribadire che le autorità accademiche, in primis rettori e presidi, ai sensi di legge oltre che in base alle stesse norme ordinamentali d’ateneo, hanno l’obbligo giuridico (e non la mera facoltà) di impedire il compimento di qualsiasi violazione di legge (e quindi, a maggior ragione di violazioni della legge penale) all’interno o comunque nell’ambito dell’ateneo. Per tale ragione grava su di loro la responsabilità, ancor prima che sulla stessa autorità di pubblica sicurezza, di impedire il compimento di simili reati. Un’eventuale omissione di intervento da parte delle citate autorità accademiche sarà essa stessa censurabile sul piano disciplinare, civile e penale.
Non sono più sufficienti dichiarazioni o semplici condanne: le organizzazioni fasciste, così come durante le tornate elettorali politiche, vanno escluse dalle consultazioni universitarie, denunciate e perseguite in tutte le sedi legali.
Su questo punto ci attendiamo risposte chiare e nette dalle istituzioni competenti, in primo luogo da quelle accademiche.

Flavio Arzarello, Coordinatore nazionale FGCI
Luigi Iorio, Segretario nazionale FGS
Simone Oggionni, Portavoce nazionale GC
Giorgio Paterna, Coordinatore nazionale UdU
Fausto Raciti, Segretario nazionale GD

Per adesioni invia una e-mail a :
appelloesclusioneblocco@gmail.com

POLITICA
19 aprile 2010
Festa della Liberazione a Castelfranco
Per la prima volta Castelfranco avrà un vero concerto del 25 aprile in Piazza Giorgione.
È una iniziativa nata qualche giorno fa parlando tra giovani che in modi diversi fanno cultura e politica a Castelfranco, abbiamo sentito la necessità di ritagliare una spazio nella giornata del 25 aprile, di fronte a tutta la cittadinanza, per dare una voce meno formale ad alcuni di quei contenuti che nelle celebrazioni mattutine spesso ingessate hanno poco spazio.
La Liberazione non è solo una ricorrenza ma un modo per ricordare che la nostra Repubblica è antifascista e quindi di ispirazione anti-autoritaria e anti-razzista, che la Costituzione è nata dalla Resistenza e quindi che i valori della democrazia, dell'uguaglianza dei cittadini, la laicità dello Stato non devono essere "opinioni" ma garanzie per tutti.
In questi anni di feroce revisionismo storico, in cui con vere e proprie falsificazioni abbiamo visto gettare fango sui partigiani per indebolire i valori della Resistenza, in questi giorni poi in cui si sente parlare di riforme istituzionali, presidenzialismo, federalismo fiscale con tanta leggerezza, in cui il Parlamento ormai non fa altro che ratificare l'attività del Governo perdendo la sua centralità, crediamo vadano ricordati i principi della Resistenza e soprattutto che vadano trasmessi alle giovani generazioni.
Grazie all'opportunità del palco in piazza offerta dal personale del comune è nata l'idea di farlo con una festa, un concerto, organizzato con il patrocinio dell'ANPI e il supporto dell'associazione GIULEMURA, che si sta costituendo in questo periodo e riunisce giovani che vogliono costruire una offerta culturale e sociale alternativa nella Castellana, che crei dibattito e riflessione.
Domenica dalle 20.30 alle 23.00 si alterneranno sul palco gli Harrison Arson, un gruppo rock che molti conoscono bene, interventi di partigiani ed esponenti dell'ANPI e infine Ricky Bizzarro e Marco Ballestracci con i Radiofiera in blues.
Una occasione da non perdere e che speriamo da quest'anno, se avrà successo, potrà diventare un apputnamento fisso su cui investire per il futuro.

Alessandro Squizzato




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